Grotte e fenomeno carsico

È difficile parlare di grotte a chi non le ha mai visitate: quando, durante un incontro sulla fotografia in grotta, si è discusso sulle migliori tecniche da utilizzare per ottenere risultati ottimali, uno dei più noti “speleo-fotografi” ricordò a tutti i presenti che la vera foto di grotta è completamente … nera! E questa è una verità assoluta: la luce in grotta è un elemento estraneo, una vera forma di inquinamento che l’uomo porta all’interno di un ambiente dal buio più totale che si possa immaginare e con un silenzio rotto solo dal gocciolare dell’acqua o dallo scorrere di torrenti, a volte anche impetuosi. Pochi luoghi come le grotte hanno ispirato la fantasia dell’uomo: egli in passato le ha utilizzate come abitazione e luogo protetto, ma è raro che vi si spingesse all’interno oltre il limite raggiunto dalla luce, là dove aleggiavano il mistero e, soprattutto, le paure e le superstizioni. Ma la grotta è stata anche luogo di culto o fortificazione e solo dal XIX secolo è divenuta oggetto di esplorazione sistematica e di ricerca scientifica. E da allora l’uomo ha capito quanto questo particolare ambiente sia unico, perché di estensione limitata, protetto dalla “roccia” e con un clima particolarmente “stabile”; ma proprio per questo ha compreso anche quanto sia delicato l’equilibrio che il mondo sotterraneo raggiunge e quanto sia facile alterarlo. Ed è così che negli ultimi decenni ci siamo resi conto dell’importanza del rispetto e della tutela dei fenomeni carsici, tutela che, pur relativa all’ambiente ipogeo, deve necessariamente partire dalla superficie, ove è diffuso il fenomeno carsico. Il termine deriva da “Carso”: nome di un’area geografica, al confine fra Italia e Slovenia, divenuto sinonimo di un paesaggio o, più semplicemente, di tutto ciò che è legato, dal punto di vista morfologico, alle grotte. In realtà deriva da “karren”, termine protoeuropeo che significa semplicemente “roccia”, da cui lo sloveno Grast, in uso sin dal 1177 ed il croato Kras, usato dal 1230; nell’italiano Carso e nel tedesco Karst la radice originale è conservata. Non stupisce che la radice significhi “roccia” proprio perché nelle aree carsiche le rocce sono spesso affioranti e stupendamente modellate. Quello carsico è quindi un paesaggio particolare anche perché si sviluppa non solo in superficie ma anche, e forse soprattutto, all’interno della compagine rocciosa.

Nessun gioco disponibile.
Nessun tour virtuale associato.

Aree Marine Protette: nel 2013 le Isole Egadi si aggiudicano più risorse.
 
Nel 2013 le Isole Egadi si sono aggiudicate più del 7% degli stanziamenti annuali del Ministero dell’Ambiente per la gestione delle Aree Marine Protette. I criteri di riparto, introdotti l’anno scorso dalla Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare per fronteggiare la riduzione delle risorse da attribuire, si basano sul livello di tutela delle Aree Marine Protette, sugli effetti che derivano dall’impatto antropico e sul grado di efficienza gestionale.
L’importo complessivo assegnato per il 2013 alle Aree Marine Protette è di oltre 5 milioni di euro. Dall’analisi dei dati forniti dalle stesse aree marine sono derivate le percentuali che hanno permesso di determinare le somme da ripartire. Oltre alle Egadi, le risorse più consistenti sono state attribuite – in ordine decrescente - a Tavolara, Torre Guaceto, Porto Cesareo e Penisola del Sinis.
I fondi assegnati concorrono alla realizzazione delle attività previste nei piani di gestione standardizzati ISEA (Interventi Standardizzati della gestione Efficace delle Aree Marine Protette) proposti da ogni Area Marina Protetta. L’obiettivo del modello ISEA è elevare gli standard di gestione attraverso una pianificazione preventiva degli obiettivi prioritari, anche in considerazione dei finanziamenti nazionali o comunitari disponibili.
 
Per maggiori informazioni: /home_it/anp/aree-marine-protette/

Tutti gli In primo piano