La macchia mediterranea

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Darsi alla macchia. Tutti noi conosciamo questo modo di dire e lo interpretiamo nel senso di nascondersi, di evadere dalle regole della società e condurre un’esistenza clandestina, spesso illegale. Tuffandosi dentro ad una macchia mediterranea, ci si immerge in un mare verde, chiuso sopra le nostre teste, che ci avvolge completamente e ci occulta dal mondo esterno. Così facevano i cosiddetti briganti, durante la colonizzazione straniera del Sud Italia e negli anni confusi che seguirono l’unificazione del paese, e così hanno fatto i partigiani per condurre le loro azioni in nome della resistenza. Ma che cos’è la macchia? Nell’accezione più generale del termine, la macchia è una formazione vegetale dove prevalgono grandi arbusti o anche alberi di piccola e media grandezza, con un sottobosco denso e intricato, formato da arbusti e rampicanti. Tali formazioni si incontrano laddove è stato effettuato un taglio della foresta originaria e generalmente evolvono per ricostituire la foresta stessa attraverso un lungo processo di autoripristino. In senso stretto, la parola macchia si usa per designare la macchia mediterranea, ovvero la formazione che si estende prevalentemente lungo la fascia costiera. Per quanto riguarda la sua estensione, la macchia sempreverde è attualmente la principale formazione vegetale presente nelle aree costiere e subcostiere del Mediterraneo, e quindi interessa gran parte della penisola italiana e le isole. Inoltre, dalla zona costiera, la macchia penetra spesso verso l’interno, sviluppandosi sui versanti più caldi (spesso quelli esposti a Sud) dei rilievi antiappenninici e preappenninici. Infine, anche nel cuore dell’Appennino ed in alcune zone prealpine si incontrano le cosiddette oasi xerotermiche, dove favorevoli condizioni climatiche a livello locale permettono la conservazione di biocenosi (flora e fauna) associate a climi caldo-aridi. Probabilmente tali biocenosi rappresentano relitti dell’epoca postglaciale più calda (6000-4000 anni fa), durante la quale la vegetazione montana si era ritirata per via del riscaldamento climatico permettendo l’avanzata verso l’interno di comunità biologiche di tipo costiero. Ecco perché, oltre alle piante sempreverdi, nelle oasi xerotermiche si possono trovare elementi faunistici generalmente legati alle coste e con limitate capacità di dispersione, come alcuni molluschi gasteropodi e insetti atteri. La formazione della macchia mediterranea è un processo molto antico, iniziato in tempi preistorici, che riflette il crescente impatto delle attività umane sull’ambiente. Infatti, la macchia sempreverde, almeno per quanto riguarda il territorio italiano, in parte è stata prodotta dagli interventi diretti o indiretti dell’uomo sugli ambienti della fascia costiera, attraverso l’incendio, il taglio e il pascolo. Inizialmente, decine di migliaia di anni fa, durante la fase economico-culturale della caccia-raccolta, gli incendi venivano appiccati soprattutto per spaventare la selvaggina e convogliarla verso il luogo dell’imboscata. Successivamente, durante le fasi successive di tipo agricolo e pastorale, lo scopo degli incendi era quello di creare spazi per gli insediamenti e per lo sfruttamento agricolo, o stimolare la crescita dell’erba per il bestiame. Così, con il passare dei secoli, la macchia mediterranea sempreverde divenne il paesaggio dominante delle coste italiane.

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Aree Marine Protette: nel 2013 le Isole Egadi si aggiudicano più risorse.
 
Nel 2013 le Isole Egadi si sono aggiudicate più del 7% degli stanziamenti annuali del Ministero dell’Ambiente per la gestione delle Aree Marine Protette. I criteri di riparto, introdotti l’anno scorso dalla Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare per fronteggiare la riduzione delle risorse da attribuire, si basano sul livello di tutela delle Aree Marine Protette, sugli effetti che derivano dall’impatto antropico e sul grado di efficienza gestionale.
L’importo complessivo assegnato per il 2013 alle Aree Marine Protette è di oltre 5 milioni di euro. Dall’analisi dei dati forniti dalle stesse aree marine sono derivate le percentuali che hanno permesso di determinare le somme da ripartire. Oltre alle Egadi, le risorse più consistenti sono state attribuite – in ordine decrescente - a Tavolara, Torre Guaceto, Porto Cesareo e Penisola del Sinis.
I fondi assegnati concorrono alla realizzazione delle attività previste nei piani di gestione standardizzati ISEA (Interventi Standardizzati della gestione Efficace delle Aree Marine Protette) proposti da ogni Area Marina Protetta. L’obiettivo del modello ISEA è elevare gli standard di gestione attraverso una pianificazione preventiva degli obiettivi prioritari, anche in considerazione dei finanziamenti nazionali o comunitari disponibili.
 
Per maggiori informazioni: /home_it/anp/aree-marine-protette/

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